la scrittura anonima
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A la mattina quant suna i vott our / tutti i magutt se metten a cur / pestan i pee, batten i man, / hinn i magutt che van a toeu al pan, / batten i man, pesten i pee / in i magutt che turnen indree. / Sento gli occhi che mi bruciano. Ci siamo. Prendo il pacchetto delle sigarette. Ne ho avuti tanti, finiti tanti, buttati tanti. Ma non mi è mai capitato di chiedermi: quale prendo? Ho sempre estratto una sigaretta anonima. La prima che mi trovavo tra le dita. No. Stanotte no. Questa sigaretta me la scelgo. Sollevo il coperchio e osservo i filtri ordinati precisamente dentro al pacchetto. E’ quasi pieno. A che ore l’ho comprato? Non ricordo. Non è importante. Credo di aver sempre scelto una di quelle della prima riga. E allora, stavolta la prenderò dalla seconda. La terza sigaretta delle seconda fila. Cerco di prenderla. Ma lei non vuole venire. Non ho unghie e non riesco ad estrarla. Scavo un po’. Niente da fare. Scuoto il pacchetto. Ma lei non ne vuole proprio sapere di staccarsi dalle sue due sorelline a fianco. Mi prende un leggero attacco d’ira. Non vuoi venire? Bene. Peggio per te. Prendo una di quelle di prima fila. E che lei si impicchi. Intanto gli occhi hanno cominciato a lacrimarmi decisamente. Li asciugo strusciandoli contro la manica della camicia. Mi faccio anche male graffiandomi con il bottone del polsino. Non importa.