la scrittura anonima
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Serata mamma di ginsberg serata alveare, il delitto
viene dopo di tutto, i relativisti e i loro plastici
riversi con la testa su un fianco, quaderno di Moorgate,
al passaggio dell’agnello ho pianto e nascosto gli occhi
sotto le lenzuola – il traghettatore prende in carico
la fanciulla, ha la quinta casa occupata da saturno, ho sognato
giulio con i capelli a caschetto che pareva volesse diventare
una donna, tutti i fragili con le ossa bagnate li rincontro
fradici nei sogni che affondano e affondano con un braccio
osso di pollo che riaffiora per di nuovo affondare,
le fotografie sono la morte di mia madre -
a Strasburgo, dentro alla chiesa a segnare le ore
c’è la riproduzione della morte, come te spalancata,
te beltà, te sorriso fra l’inverno e il progetto d’un corpo collettivo
e armonioso, io barba lunga di una settimana a grattarmi
la schiena a liverpool street alle sette di mattina,
sballottato su un autobus, alle tre del pomeriggio in giacca
e cravatta al lavoro – ma tu non dormi mai - per una visita medica –
mia madre cambiava pettinatura piuttosto spesso,
le piaceva ballare, celeberrima e morta ammazzata,
nascosta come un fungo con una testa enorme
a nutrirsi di muffe, sbiancata come una puttana
la mia capacità di –
assoldata dai pupazzi di zucchero che vanno
sciogliendosi in questa primavera che si apre
alla via armoniosa delle insenature e del semplice
riempire le insenature:
e goderne.
Tutta la mia capacità.
*
achtung achtung, a babel platz
i libri sono in fiamme di nuovo
mammiferi di lusso pascolano
a piedi da Pankow fino a Wedding
sorseggiando cappuccini nella calma
luce di Berlino la maestra,
cominciamo subito col dire che la chiave
per questa parata selvaggia è la parola
variante – per non tenere misteri, e che il divano
sia posto vicinissimo alla gente in mezzo ai porti
dalla sardegna alla Cornovaglia barattando
cd con scarpe e libretti cuciti a mano con sciarpe
che scivolano dentro
alle pozzanghere (come pesci) che riflettono
palazzi e cavalli (ladylondon) nella stessa
identica trafittura – l’orrore ha un volume
generico che si riepiloga (nelle pellicole
di kubrick ammassate) negli scantinati
- plastic magical sergent pepper
lonely heart band – speriamo
che apprezziate lo show – mattinate
lisergiche nelle scale mobili della metropolitana
ascoltando blue calx degli aphex twin, Roma degrada
dall’alto verso il basso, le muffe, i rigattieri e gli extracomunitari
curano diverse malattie dell’inverno, mia amputata
io in questi momenti penso alla macchina
di tua madre che non la riconsegna
non la riconsegna
non la riconsegna ai tuoi occhi – ascolta
le mie parole cattedrale io ti porterò Amsterdam
davanti al bidet costruirò il cinema di Lipsia
di cui ancora non ti ho parlato lungo
la costa sentimentale di questa settimana nera –
nubifragi in Africa, a babel platz il falò
si alza – odore pirico per le strade –
la sera della festa ci strappa via i denti tu distanza
abbraccio e incolabile mancanza -
quest’attesa ha artigli che scorrono
lungo i fondali del mediterraneo – fibre ottiche
in allerta – Bologna sotto assedio
si rifugia nei discorsi da vino rosso
nascosta dietro le costole della
piazzetta della pioggia –
dove gli strichetti neri
non sono stati tirati ancora via
come i manifesti moira orfei
*
Così satura la penombra
le mani nelle tasche, quella
sottile linea rossa che divide
i pazzi dai pezzi e la scritta che urlava
“Vogliamo vedere le ragazze” -
fuori i campanelli e i quotidiani le cliniche
cercavano un modo per rendersi
attraenti o indifferenti – la mafia degli occhi
che ci vuole sempre a discolparci
per aver troppo desiderato la mafia
degli occhi si rivolge a chi può dare
soccorso immediato e assoluzione
per aver solo pensato il fatto –
Mother Mary comes to me
for I’m a wicked child e volevo
essere buono perdendomi fra le sagome
delle scarpe coi tacchi duranti gli aperitivi
(le diapositive) troppo cortese
(diafane) con le cameriere sempre
(troppo cortese) cucire gli occhi
bendarsi i rami che escono dal corpo
non potarli
tornare sotto le coperte
dalle mie bolle
al sicuro con le mie bolle
sotto le coperte
*
incarnato perfetto
abbiamo tutti a che fare con la luce
per mestiere o semplice indecenza delle
carni che stanno e fanno finta di
essere carne con gli occhi e le mani
sui tavolini e le gambe sotto i tavolini
spaventapasseri privi di ossa a suonare le bocche
in piedi sugli sgabelli sui marmi le polacche
quasi pronte per la messe – saccheggiare le risorse
per non trovarsi impreparati ad un corteggiamento
attraverso dei cavi - la carne ci serve
come rappresentanza ma siamo tutti (firme
e) pillole, tubi che ci passano nel corpo misure
valicate costantemente nel petto dell’Italia
che muore o come Fede bloccato in Gronelandia
per una bufera di neve, (tre giorni, hai confermato)
non prendete le parole per quello che sono
stessi filetti stessi dentini che ci escono della gengive
incarnato perfetto in un corpo
con la cognizione
degli altri corpi categoria da evitare
per esser serviti e non faticare
i luoghi sono le vere persone
gli orologi compongono fiocchi di neve
la domenica in casa con la tuta le tue mani
l’innaffiatoio le opinioni l’abbacchio la voglia
di scoparti ragazzine dell’età di tua figlia la musica
classica 500 canali comprarti una pipa il caffè
la pausa
(la luce ti sorprende poco lucido ma)
non se ne accorgerà nessuno
(perché)
non ti guarda nessuno
*
tu e quali edifici
mansueti nel tritare
perso nei momenti di lucidità
a fissare dettagli
togliatti non serve più a niente
“Ma che li stampano a fare i quotidiani” disse uno
- gli zingari hanno cominciato
a coltivare le rane –
poi piccoli appunti sul retro delle holga:
chiamare tutte le cose albero, mascella, sole
vendicarsi delle altre razze
aggredendo giocattoli
------------------------------
loro ci sono addosso mendicano attenzione
le bare dei ragni piccole minuziose
come quelle dei faraoni
-----------------------------
dolci sono i sogni e fatti di pane
mamme che stendono corpi negli altopiani
dei palazzoni di periferia a sventolare
---------------------------
cavallucci marini e sigle da supermercato
(a proposito dei pesci
voglio vivere la mia vita e anche la tua)
*
testa di cazzo che se ne va come rimbaud
a spasso per i prati e poi si fa tirar via una gamba
per polemica e bastava leggerlo sui fili d’erba
che faceva tremare le formiche al suo passaggio
e anche quegli altri fenomeni, a capo chino
dinanzi al poeta che se n’andava in questa strada
o in quest’altra, per non tornare più
*
beati gli empatici, i chiaroscuri e gli insinceri
le acque si spalancano dinanzi a loro e quella
storia del quadro, del tempo, ti arricciavi
una ciocca di capelli con un dito e correvi
lungo le fermate dell’autobus alle 2 del mattino
(no, quella non eri tu) “A proposito del tempo”
dicevo “Mi pare che sia tutto fermo guarda in terra,
fissa la terra è ferma, non si muove niente” dicevo
e sapevo che di non aver ragione dal punto di vista
dell’ape o della betulla ma “Mi sono visto in una vetrina
capisci mi sono visto in una vetrina” e mi ero sentito (come)
di respirare insieme (a te da un unico) polmone
guardaci al mattino da un ponte, se riesci a vedere
una metropolitana o una ferrovia, guardaci e dimmi
se tutto questo è reale, dimostramelo
(guarda Venezia e credici) questi fantasmi
mi entrano e escono dal cervello
entrano e escono e io continuo a vedere persone
di fianco a me che non ci sono un terzo e un quarto
nella stanza e io che mi sento da solo
e il terrore di accertarmi che lo sono.
*
I fenomeni non apparvero nemmeno tanto all’improvviso,
gli inglesi si ubriacavano e non riuscivano nemmeno
a tornare a casa da una serata in un paesino di duemila anime
e ci si meraviglia che vengano accoltellati a Roma, succedevano
catastrofi ma tutto era quotidiano come sistemato, accadeva un’ora
e poi ne accadeva un’altra e nessuno pareva curarsi molto delle
cose accadute e sulle metropolitane si tenevano gli occhi bassi,
non si parlava sui treni, la procedura delle sedute in palestra,
la fabbrica, il praticantato del non agire, cambiare
il divano cambiare l’enorme cupa calma con qualcosa da bere,
ricominciare, presto o tardi dovrai dimagrire o smettere di fumare
o smettere di bere o smettere di confidarti – ti resta da scrivere
poesie mangiare pesche e dilettarti con la tua perversione favorita
(la mia è la contemplazione di adolescenti in paesaggi urbani)
così damascato così pettinato così ustionato così infinitamente
turbato dai frutti altrui –
mastica e digerisci
per esser masticato e digerito
(Proprio l’altro giorno mi chiedevo
cosa succederebbe se ipoteticamente –
dopo una catastrofe nucleare gli alieni
sbarcassero sulla terra e il primo posto
che visitassero fosse gardaland.
Mi chiedevo cosa penserebbero di noi,
delle ruote panoramiche,
del nostro gusto disneyano:
su marte nessuno sa giocare a carte.)
*
Ti parlerò di tre ragazze polacche, una in tailleur, tacchi
E calze color carne (matylda), e altre due infilate
Sotto le coperte (monica e ?) con le loro canottiere bianche acquistate
A Poznam o a Katowice, tre polacche, io e una
Bottiglia di vino, detta così sembra bohemienne
(E proprio di questo volevo parlare, della distorsione
Dei filtri, delle lenti e della percezione, vi vorrei
Spiegare che non vedete nulla, basta una potente
Telecamera giapponese per dimostrare che non ci
Accorgiamo di cosa succede a un palloncino
Pieno d’acqua che rimbalza, o a un bicchiere
Che va in pezzi, gli occhi vedono pochissimo e di quel
Poco mentono la maggior parte e noi e le nostre parole
Striminzite che ci rimbombano nella testa mentre tentiamo
Di parlarci di rassicurarci di accarezzarci noi
Così tremendamente
Separati.)
Detta così sembra qualcosa di diverso come guardare
Una fotografia e credere che sia reale, invece le polacche
Camera 203, volevano che aprissi per loro una bottiglia di vino
Matylda ciondolava sulle caviglie sottili
Monica mi chiedeva di discoteche e abitudini, in italiano
La terza sonnecchiava nell’angolo lontano
Così simile alle mie endorfine
Volevate la comunicazione?
Eccovi un esercito di morti
Che parla una lingua morta:
Cristo il grido grande e gentile come una margherita balza
dal bordo del letto alla fine del crepuscolo, Mary la pigra
una mattina di domenica inarca la schiena, riceve –
lo abbiamo archiviato lentamente, languidly
nel corridoio - la sala era ampia, e silenziosa.
State vedendo questo
intrattenimento attraverso e attraverso.
Avete visto la vostra nascita,
la vostra vita e la morte; potreste ricordare tutto il resto.
Un riso soffocato dal ferro ha colpito
le nostre guance come un pugno fiacco.
Vuoi uscire di qui?
E dove vuoi andare?
Dall’altro lato del mattino ci sono solo pagodas, templi, mosche,
cravatte, stalattiti
non inseguire
ti prego le nubi disse non inseguire finché la sua fica
lo afferrò come una mano amichevole e calda.
(e di lui non si seppe)
Concentrazione impossibile
(lui non si seppe)
Qui vengono i comedians guardali sorriso oppure
guardarli ballare guardarli gesture al gesture così
deliberatamente asserviti - tutte le parole dissimulate -
le palabras sono rapide le parole assomigliano a bastoni ambulanti
piantale, dalle dei nomi, esse si svilupperanno - guardarli esitare così
flaccidamente davanti a una scelta orto poco domestica, l'Islamico
ha liberato il mio becco al picco delle alimentazioni
la ragazza della O libera il vostro pettine preoccupato, mentendo preoccupata
lei non ha paura, è solo una bambina spaventata, sente l’odore del mio nuovo
collare - prosa arrogante legato in una rete della ricerca fino a se stessa
il relativo rapido
ammettere i grassi che hanno preso in prestito il ritmo
le donne si radunano in cerchio per formare la cassaforte del mondo
per tagliare la vostra gola
la vita è uno scherzo
vostra moglie è in un fossato, tu sei morto,
la stessa barca
qui viene la Capra dell’Anima
stanno facendo uno scherzo nel nostro universo
*
Galleria senza posa l’egitto i bloody mary
imbevibili l’autista con un occhio cieco,
welcome to the club, ragazza in gonna
rossa sdraiata con le gambe aperte
piano sequenza su un pianoforte dove una ragazza
inarca la schiena e con un piede schiaccia
un sol diesis - sei di fianco a un paralume
hai le mani sulla faccia, la tua casa
piena di libri non tuoi, scivolando
dal bordo del letto con la testa sull’angolo
la luce sghignazzante che zampilla
da sotto le tue gambe, la storia polacca fatta
di vetri rotti nella notte e papi, collana
di perle su una coscia la sottile peluria
all’interno della gamba sorpresa
a saltare sul letto sorpresa sotto
la neve a fissare un lampione rosso,
non prendere messaggi, bocca rossa
e domenica mattina, scroscio di pioggia
e visuale di uno scaldamuscoli, televisione
accesa telegiornale in tedesco ragazza nuda
riflessa nello specchio metti giù le armi
non sei sotto attacco copri le armi non sei
sotto attacco, alternativa sessuale
residuo di mosca, nella posa velenosa
ho scoperto di essere quilty alla 120 notte
di lettura e l’esilio ho scoperto di essere quilty,
i voyeur hanno pantofole e tossiscono
dentro a manine fredde fredde
davanti a schermi lampeggianti, il teatro
del viola l’angelo che perse le ali non
divenne necessariamente un desiderio sfocato
televisione rossa le tue braccia alzate le costole
la linea sottile linea della
l’amore moderno
questa stravaganza
no tempo meglio di niente
atteggiarsi a migliori
voler essere te
*
La carta-faccia.
Molto pacifico, meditazione,
base aerea nel deserto osservare fuori
i ciechi veneziani abbassare la testa
sotto i ponti della Città Irreale
Pellicole del maschio
Esplorazione
Conoscete l’Aderire alle fiche e ai rubinetti di d’isperazione abbiamo
ottenuto la nostra visione finale, dall'applauso all'inguine sorridendo (le ho
toccato una coscia e la bambina ha sorriso)
Le finestre mantenute noi
Avvolti nella placenta del guanto viola noi
Dell'ora gentile del velluto e del volo noi
Della razza del piacere arabo
per la vostra casa appoggiata serica
come una testa
(mettiti un anello)
Di cupa calma saggezza
(fatti un tatuaggio)
avete conosciuto i pazzi
(santifica)
state facendo funzionare la nostra prigione
Per essere un collage della polvere
sulle fronti delle pareti della fiducia
dove eravate nella nostra ora magra?
Questi mutanti, anima-pasto per la pianta che è arata
Questi mutanti
stanno attendendo per prenderci
nel giardino di giuda l’eletto
privato di tutto l’affetto
*
Per ogni caso di morte in estate, souvenir di guerra dai vicoli
ceralacca il sole lo guardavamo come fossimo sopravvissuti
a un evento nucleare – io e la tua partenza,
si riempie la tazza del chiaro - primo mattino, aeroporto
gli ibridi strisciano come bruchi
dalle lenzuola ai fondi del caffè –
dervisci di stracci muovono l’arianima sul soffitto,
i calzini, le bustine di thè lemon scented
s’occultano alle dita solenni – i semafori duemila
chilometri sotto si mischiano all’alba, un camioncino inchioda,
la storia e la religione e l’alta fedeltà sfrigolano
sui fili elettrici attraverso lo splendore del deserto
e nelle colline policrome - senza capelli grigio spento-viola
questa diagnosi da attribuire a un malessere dell’anima-
pirotecnica inventata da bambini un tempo deliziosi
questa mattina, due cognomi inglesi da avvocato sulle insegne -
una mela verde da trovare in terra lungo un marciapiede
tremendamente grigio di Londra, 3 a.m. in the morning
tuoni, bombe e farfalle M-80, girasoli,
da donare alle ragazze dalle dita sottili
figlie di quelli tornati dalla guerra della pace
*
polaroid:
scrivere un testo
che si intitola Milano
non è così affascinante se non sei
un islandese.
*
“Gli itinerari” mi dicevi con quelle manine
piccole piccole o meglio erano le dita a sembrare
fragili fotocopie (delle bambine di schiele) le dita
con cui indicavi la strada che portava
fino alle porte di Kiev “Potremmo prendere un
autobus all’autostazione, aspettare assieme
a tutti quei polacchi o ciechi carichi di buste enormi
e andare a Brno, oppure
direttamente a Mosca, quanti giorni
ci vorranno ad arrivare a Mosca con l’autobus?”
dicevi e come una calcolatrice che rende
improvvisamente una cifra la stagione fuori
divenne estate per una evidente moltiplicazione di
odori piedi zanzare che restituiva cifre sentimentali
alle quali era impossibile non prestare la parte
anfetaminica del cervello quella
che ci tiene nascosta
la nostra plausibile morte ogni quindici secondi.
Inseguo un castoro, nel giardino, a Moorgate.
Mi masturbo in un bagno in comune, a Parigi, settimo piano
con le luci della città appena sotto il mio gomito sinistro
indifferente e altezzoso
come fosse
il gomito di una fotomodella.
*
Con le unghie appositamente conservate
Comporre la scritta
Dovresti conservare le parti del tuo corpo
Sopra un tavolino a Berlino, sette e venticinque
della sera, nessuno al lavoro scrive l’internazionale,
a Berlino fanno tutti i politici o gli artisti, si hanno
fattezze da piume e si chiama lavorare bere un bicchiere
di vino alle cinque in un giardino, parlando
di attentati terroristico marxisti dalle colonne di un giornale
distribuito clandestinamente tramite la rete ferroviaria
Berlino/Bologna, e ora a Prenzlauerberg, Mitte,
Wedding, Kreuzeberg, manifatture del ferro vuote
capannoni atti un tempo a fare la parte dei polmoni
della grande Germania ora lasciati affittare a me,
a 400 euro al mese, per avere una galleria, un universo
parallelo personale e domestico, dove lasciare
installazioni per la casa, i miei problemi
con la casa, vogliamo parlarne?
nella casa in cui io vivo solitamente dopo un po’
di tempo mi dimentico del mobilio che ho intorno
lo assorbo, negli occhi, e lo percepisco appena
in superficie col trascorre dei mesi, avendo per gli oggetti
di cui ho bisogno cura e memoria nel ricordarmi
dove li lascio, sepolti, vicino a cosa, in che area
d’importanza della casa (sulla libreria, di solito,
vanno cose solenni come bollette
o chiavi o accendini)
e forse vivere in un capannone di cui posso cambiare
l’ordine e installare cose come tende o costruire
piccoli quadrati di cartone dove entrare a quattro zampe
o zone interamente occupate da cuscini o piume,
mi aiuterebbe senz’altro ad avere un rapporto
con la mia unità abitativa meno distaccato -
scrivo di Berlino perché io ora sono su un aereo
privato della mia vita terrena sospeso in questo
sogno d’ossigeno e nuvole viste dall’alto e sonno
impossibile per i vuoti d’aria coinquilino senza carne
della mia vita pronto a rientrarci solo nel momento
in cui toccando il suolo con un piede mi guarderò intorno
come ci si guarda appena scesi da un aereo, come se si
venisse partoriti in luogo estraneo, dentro al nostro corpo
di nuovo pronto a ricevere messaggi, e ai nostri polmoni,
ansiosi d’annerirsi perché nessuno è realmente consapevole
che la sua morte prevista fra quindici secondi è dannatamente
plausibile più di una vincita a una lotteria.
*
Al primo con la faccia da inglese che incontro a Londra,
bigliettaio per la terravision nella tratta
stansted airport/liverpool street
chiedo in italiano: scusi, un bagno?
Voltato l’angolo a destra, risponde.
*
Post notes: gli inglesi hanno la mania
delle cose colorate
degli elenchi
delle file
Per nulla brillanti
non sorprende abbiano vinto
una sola coppa del mondo
barando
*
Non comprare le sigarette
abbonamento ai mezzi di trasporto settimanale
(weekly travel card zone 1 and 2)
ciao si dice cheers
amico si dice mate
puoi vestirti come ti pare
che non ti guarda nessuno
proprio come raccontavano in dylan dog
*
Passaggio dell’agnello, caseggiato quadrato
con giardino giapponese
incastrato fra i grattacieli della city come una cosa
dimenticata, in condivisione con la chiesa battista
di ***, solo il sabato mattina, “Non fanno neanche
tanto rumore” dice lady B così composta
nel suo pigiama di vetro nero a gambe incrociate
fumando nel giardino
fissando le ragazzine nere con le cravatte allentate
e la giacca blu ciondolare attorno al perimetro della casa
Moorgate, dove biondini spettinati dal barbiere con
le cravatte allentate fumano sigarette davanti
ai grattacieli di vetro assieme a biondine dai fianchi
larghi e le scarpe basse, bianchissime, penso
che i poeti dovrebbero scioperare e non accettare
più recensioni penso che prima di sparire, devi
essere apparso, mentre disegno isole con le parole
e attorno alla mia bocca burroni lasciano piovere dentro
ogni tipo di cianfrusaglia.
*
tu sei coi documenti in mano, hai affittato
un camioncino per portare vie sedie e tavoli
e interi scatoloni di piatti e vestiti degli anni 80,
vorrei fotografare corpi di ragazze bellissime
con i nasi adunchi o lo strabismo di venere,
questo ti dico, mentre sei china sopra una bacinella
apparentemente affaticata, se fotografare
è scrivere con la luce si deduce
che l’atmosfera sia maggiormente
decisiva del fatto se scrivere
è fotografare con le parole tutto quello
che ho da offrire sono armadi di polaroid
“E’ che parli la lingua dei matti tutto il tempo,
nella tua testa, e alla fine i tuoi pensieri
pensano te” dicevi ed in effetti quante cose certe
londra è la città più cara del mondo
Venezia, l’acqua alta, 24 H, sessuale,
no luci, box, pantheon, biglietteria,
il pollame dell’anima, marcello
con indosso un cappello identico
al cantante dei curiosity killed the cat
ma quelli erano gli anni 80, gli anni
dei vestiti in questi scatoloni, Berlino
è la New York degli anni 80 scrive il
new york times a Berlino nessuno lavora
si beve caffè vicino alla Sprea all’ombra
di piante acquatiche, di zampe di tavolini
e ninfe eteree, a Kreuzeberg inaugurano una galleria
un artista olandese manderà tutti a fanculo
in italiano per tutto il corso della serata
si potrà bere gratis
sono tutti lì, c’è anche david bowie
*
Onda cerebrale solenne e mansueta in accolita
con le quattro stelle qua fuori – odio le ragazze
romantiche ho scritto in un bagno a Tolosa mentre
i cassonetti andavano a fuoco per davvero ti dico
i cassonetti e i piedi di margot che s’imbrattavano
poi c’è stato il fango e la sacralità degli alberi
e poi è stato il tempo di margot e delle fiamme
degli aghi e le crune e del continuare a giocarci -
“parlando come forbici” sussurrava margot
prima di dormire stretti con jerome e la sabbia
dell’oceano atlantico e le funivie che portano al sonno piene
di sedioline vuote, cigolanti
*
mamma carta da parati mamma zucchero a velo
dagli occhi alla cornea la mezzaluna della mela
nel forno si trasforma negli occhi della nonna
e le nocche della sua e tu, mia madre, avevi paura
della tua - e come potevi pretendere di infilarmi
aghi o richiamarmi a casa mentre facevo il gol
di platini contro l’argentinos junior,
quello annullato
proprio come io
*
La notte nel letto si scava una buca
nel centro e fissa “il resto” da fuori
“il resto” che avanza lungo le scale
della notte ma per adesso è lontano
lui è al sicuro consapevole che il noi
è una sua mano più una sua mano.
*
Trasmettevano un documentario su
degli impiegati che fumavano fuori
dalle porte
un documentario girato da una ragazza
norvegese ispirato all’atteggiamento
del cattolicesimo nel corso dei secoli
visto da una prospettiva
puramente estetica.
A Roznov una ragazzina spinge una bicicletta
se qualcuno lo fotografasse sarebbe più vero
ti dico mentre tieni una mano ritta sulla fronte
per coprirti dal sole - ricordo che una volta
a Varsavia ho preso un autobus e sono arrivato
fino al capolinea e poi sono tornato indietro ricordo
il capolinea (i palazzi) e io che stavo seduto nel fondo
dell’autobus, che una signora in ciabatte con una busta
della spesa ha sbadigliato
era approssimativamente il 1997 se qualcuno
l’avesse fotografato adesso sarebbe più vero
*
Metamorfosi di Gouda, ombrellini neri
da rubare, ragazza polaroid al cellulare
a cui chiedere un’informazione, asciugamani puliti
c’è da dirlo, sarebbe ora che io fornissi
una definizione di te maggiormente chiara
poiché i lettori vorrebbero identificarti, e di conseguenza
identificarsi con te sono i vincoli della comunicazione
e anche se tu sei la signorina “non-ho-mai-chiesto
di-far-parte-di-questa-sceneggiata” dalla regia
mi dicono che devo stringere un patto con il lettore,
aiutarlo, poiché la vita è deja fatta di persone che incontri
e spariscono e accadono cose che non capisce nessuno
nessuno (pensa a una stazione) fa qualcosa
con una motivazione oggettiva
non esiste l’oggettività senza una aggettivo
possessivo davanti e una persona autorevole che l’imponga
ma queste sono cose da primo del mese mentre io vorrei
tentare di descrivere te dire quantomeno come ti chiami
adesso che mangi il cibo con le mani e ti lecchi le dita
con un piede nudo sopra all’altro piede nudo stagliata
controluce in questa cucina di (non lo diciamo, lasciamo
da parte la geografia e occupiamoci dell’altra cosa)
che pare non possa accadere nulla adesso con questa
luce e “penso che pioverà” dici masticando una fragola
e “hai detto la stessa cosa ieri e ieri l’altro e ieri l’altro ancora”
dico e sorridi e scuoti la testa e io di te posso annottare che:
1 hai le spalle da nuotatrice
2 quando ti vergogni ti si cuce la bocca
3 quando ti trovi una situazione complicata
come stare in piedi dal dottore incroci le caviglie e
4 hai una faccia interessata davvero credibile quando ascolti
qualcosa che non ti interessa affatto e
5 “volevo solo essere educata”
dici e fotografia e pornografia è la stessa cosa
si tratta di dirmi dov’è questo dov’è quello e cosa
dobbiamo illuminare con i nostri occhi o una luce
tu col pigiama io con le pantofole la nostra rivoluzione
non comprende nessun altro ma non sono cose
gentili da dire non sono cose che potremmo dire
ai tuoi genitori non sono cose
con le quali potremmo fondare una religione
*
la presa agonistica del mirtillo blu
un coniglio nella posa degli oroscopi
lenzuola farfalla tu lasci un piede ad asciugare
nel catrame sbatti le mani delle ciglia – “Ho perso
i battiti della lingua sui denti non so
contare ho voglia d’islanda”
cordon bleu confezione famiglia 3 euro e 90
i sufi che danzano e cadono a terra tremolanti,
sogno di tangenziale, macchine di cartone,
non contare su di me, furti di mele o melanzane
atroci sibilanti gonnelline certe spalle le spalline
la posa della gabbia, delle labbra, un secondo,
non vuoi modulistica in questo caso partecipa
l’appendice del pappagallo si tiene perfetto in
equilibrio e dondola sorvegliando con un occhio
solo la mensola l’impero la nostra femminilità.
*
Solo per un giorno gli eroi di questo naufragio
se potessero un giorno solo senza macchina no tempo
ma non ci fu spazio né allarme che l’ensemble
si radunò una discreta faunetta attorno
si facevano fuochi per bruciare i legni vecchi, le cassette
rotte, dove ci sedevamo a bere, mammiferi,
finalmente, dappertutto, come quelli che rimangono
silenziosi nell’attesa
per quelle che escono dai buchi nude
per la vostra assicurazione sulla fabbrica e
per l’aria che respirate dentro alle metropolitane
con il resto dei soldi:
imparare a pisciare da grandi altezze
*
Un mago del ferro aveva trovato una via fuga
“margot togli la maschera da coniglio”, oggi
frangetta da egiziana, desiderio di sale iodato
e invece cabine del telefono con le cornette ciondolanti
inventate dal cinese che non sviluppò per guerra,
non sviluppò per mare, un esempio eccellente
un corpo arma per provocare un effetto estetico
piuttosto che un assassinio —
non è pornografia questa?
farfalle M-80, girasoli, ampolle per distillare il ginepro
radio testa accesa 24 h al giorno mamma antenna
è "Una Foresta In Primavera”
oppure "tempo di rivoluzione” le palabras
non significano niente nonostante
tutte quelle scritte minuscole sui fogli delle diete -
la luce la sua sigaretta dalla testa sfrigolante
di una bomba H nera - immagina
l'aria piena di lamiere e succubi,
una disposizione oppressiva di polizia-fantasmi
le chiavi del bambino teppista
che brucia un fiammifero della cucina—
sciamano-apostolo, polvere da sparo
d’ estate disegna - fracasso nella notte pesante
con le stelle tirate e l’arsenico e il demonio
in salotto, il sodio e il calomelano, un attacco improvviso
e violento, Tolosa parla la lingua luccicante
della limatura di ferro — l'attacco alla Sua banca locale
o alla brutta chiesa con le candele romane
finì come finisce uno schiaffetto flaccido
flaccido dato da un’insegnante a un ragazzo a Kyoto
dinanzi al sasso a forma di cuore, estemporaneo e anonimo
puoi esserci anche tu, vivace o aggressivo o semplicemente
turista, (forse di nuovo da autocarro/le sponde erano
le sponde basse/così/basse/alla radio accesa
come una fiamma/passavano sting)
mentre nel mare la femmina dello squalo martello
si riproduce da sola.
nasty and rubbish dentro alla porta bocca di sophie
dove i gambi delle spice girls vengono a posare sophie
così raggiante frida calo magnifica pettina le sue
parrucche fuxia o azzurro porta a spasso il vestito
fine impero rosa confetto con grazia dannunziana
sul graticcio sui tetti degli edifici delle assicurazioni o
delle scuole— una ragazza che stava qui si è suicidata
e pare sia tutto riepilogato in un quadro a cui sta
lavorando una certa elisabetta di Treviso che vive a Brockley
dove sagome nere camminano attraverso i corridoi ansiose
di possedere un cappuccio una possessione un piede
dei bambini delizia
serpente o Caos – la soluzione finale
la paranoia collettiva seleziona i figli
il dragone avvolse il binario d’un vago verde contro
un sfondo di sodio, le nostre città, la nostra giustizia –
quelli che hanno respirato l’ossigeno ingialliscono—
non calchi su di me la sua impronta -
o accoppiandosi mostri una cosa mostruosa
e delicata
un batuffolo
*
La nube-scultura, licenze di polizia
per un pubblico tres chic
fra le gambe di tua figlia
(tu con la telecamera potrebbe essere
un’idea enorme come la nike)
alieno nella piaga emotiva
danneggiato dal vicino
raggio del carnefice
la variante di valico
comete che esplodono con odore di hascisc radioattivo
volere le ciocche
ossessionante pubblico
santo il fuoco la scintilla
sull'architettura della borghesia
sequenze di signora - dita che cadono
sulla legislatura pavimento
l'attacco cominciò ai riformatori
nelle sale macchine qualcuno
distrusse i motori
*
mont marte la carcassa dell’opinione pubblica
si sfascia lungo le palme di Gambetta
più avanti è l’esercito o l’oceano i gabbiani
sono enigmi del centro, plausibile fraintendimento
nei prossimi quindici secondi - tutti i capricorni
presenti distrussero le loro tessere gli altri,
più in la, avevano tutti i gomiti piegati e i cani
e fumavano sigarettine senza filtro, tre baci di saluto
innamorato di una parrucchiera indonesiana tradita
con un’adolescente intravista in una macchina
corrispettivo andino, l’argentina sta aspettando
l’invasione delle gallerie, Buenos Aires con
un amplificatore, una yamaha e un capitello romano
i grandi spazi hanno bisogno di voci enormi le discipline
si attrezzano nel giardino di sophie dove sono manichini
erbacce, alberi pieni di cesti e nastri e londinesi affondate
nella luce, lo stagno di dio non lo riflette per intero,
il mito pagano è ancora solo una molecola a fame unica
desiderosa di compiere un miracolo d’armonia,
quando mi chiesero alla radio an impossibile wish
io dissi to stay hug forever with the person i love
le cose normali della giungla dei senza peso
quelli fra gli alberi tutto il tempo
per il primitivo semplice una salvezza imprevista
acceso infinito sonoramente
ad amplificare il culo
le galline
*
Il natale dollaro ideale come aperitivo
chill out per periferie scarpette da ginnastica
all star davanti alla piramide al louvre all star
davanti alla piramide dell’aventino dove incrociai
due ragazze inglesi con le gonne e le infradito
che passarono ridendo così rosa pallidissime
nel pulviscolo della luce dei fari le macchine
i lampioni lo sghembo della strada i loro
volti come squame in un tessuto che si scivola
addosso fra i meridiani e i paralleli a Amsterdam
una ragazzina e
*
E si ruppero tutti quei fragili scheletrini quella serie
di ossicine messe in fila, vicino agli acquitrini le
più giovani si tiravano su le gonne e alcuni le
riprendevano continuamente per dimostrargli
l’efficacia della loro esistenza – nel ghetto, gli altri,
quelli diversi, stavano seduti sotto ai pergolati dei bar
fumando sigarette tutto il tempo finché si apriva una porticina
e uno sgattaiolava dentro mentre le polizie del mondo sbadigliavano
tenendo la mano ben salda sulla testa di vostra figlia –
i preti seppellivano gli auricolari ormai li si impiccava
ad ogni albero e i chierichetti contandosi auspicavano
alla fine degli alberi, da sempre senza messia – governanti
e governati con le mani nella stessa pasta le ciminiere
sciarpe di periferia a largo gli yacht con ragazzine pronte
a conservare i propri vestiti a trasformarsi in bambole giocattolo
e marta con l’apparecchio per i denti marta con una lente
d’ingrandimento davanti all’occhio sinistro
marta sulla neve, che fotografa un cane
marta con lo sguardo corrucciato mentre scrive
su un quaderno marta con un occhio chiuso e tutte
le stradine piene di curve la macchina – il silenzio della strada
vuota le luci e la cosmogonia nei neon fiammeggianti mentre
marta corre su un declivio, in un prato, poco dopo
nemmeno tanto tempo fa –
*
“Ho interrotto qualcosa” disse lei entrando dalla finestra
ma noi non stavamo facendo niente c’era, è vero
quella faccenda dei sogni ma ormai fuori nessuno
si preoccupava più di nulla “ Sono tutti senza camici
nessuno sa bene cosa accadrà” dissi per muovere l’aria
ma lei era già con una mano sul bollitore con l’altra
nel mio petto che non ci accorgemmo che pioveva
da quindici giorni filati e i bar erano affollati, comunque,
gli insetti dell’aperitivo si asciugavano le zampette sottili
sulla segatura all’ingresso di bar dai nomi esotici oppure
erano curvi nei locali trendy del centro ricavati
da grotte, parlavo di lei, la seppellita e ancora lei,
la crocifissa per noi per redimere i nostri
furtarellli da cucina, sorpresi com’eravamo stati con
le mani dappertutto, marta con una giacchetta
verde striminziata in una foto che prova ad accendere
una candela, il cane con la sua ciotola in bocca e quella
volta che il vino cadde nel vassoio e formò
la costellazione del cancro “Nessuno sa cosa fare
là fuori è pieno di finestre che sbattono” e io avevo
paura non conoscevo nulla dovevo ancora approfondire
dylan scoprire le radici della musica degli anni ’60,
girare un corto, ma servivano le cassette le anfetamine
del velluto viola lei, sul bracciolo del divano, in equilibrio,
che cammina con le braccia spalancate – questa situazione
*
sì insomma poiché io e i tuoi occhi, ci sono stato
abbiamo condiviso, il lampeggiare della linea viola
tutte quelle crudeltà, stringerti la carne o non rispondere
i telefoni si annacquano nella placenta della conversazione
comunicare il divisibile del resto farne caramelle
da consegnare agli sconosciuti, dettagli di novocaina,
le femmine dei barbari sui tacchi a spillo custodiscono
le costole dei loro sarti che si grattano la gola
con un dito ricurvo – lui prese la pistola a londra
si incamminò per i pavimenti illuminati non aveva
intenzione di diventare quel tipo di persona che
non si emoziona più per un corpo nudo –
la cecità della punta delle tue dita non le impediva
(alle tue maledette dita) di raccogliermi dal pavimento
le unghie che avevo divorato e sputato, souvenir di praga,
tu allunghi la mano sulla curva della testa di lei
che è negli occhi - spillo e giostra, maniacale
come una cosa stupida che sbatte
contro una cosa trasparente –
non aver paura degli ascensori ti avvicina a dio,
gesù parlava fitto fitto a Betsabea con uno
con una barbetta e i piedi scalzi e impolverati
gli diceva un sacco di cose che
a quanto pare, non aveva invece intenzione
di condividere con me – la strada è la porta e
tu ci sei nel mezzo, come un occhio nell’ arcata
*
Divorare le margherite farsele portare
truccare il numero dei petali
per dare sempre il tuo nome
soluzione dell’est
la manciata di soldi da coltivare
il bulbo piantato nel tuo corpo
ogni sera innaffiare
i ganci per tirare la pelle sorriso
le bende femmina per le ferite
le tue ginocchia rosse
tanto di quel tempo da coltivare una vite
chiodo estetico
tapparelle abbassate
questo modo di essere eterno con una mano sulla tua nuca.
*
scendemmo dalle mollette proprio
come fa la pioggia e cominciammo:
fanne un marchio fanne una scritta
ti muovi con ragazzine pigre che ti danzano nella testa
saltellano tutto il giorno, tutto il santo giorno
ti ricordo col freddo in faccia, canticchiavi
una canzone francese, tu che francese non eri
per graffiarti via l’erba
assorbirti a specchio leccarti
l’interno delle guance
poiché non sei venuta poiché
ero in quello sguardo
mattinata d’ebbrezza quella della spiaggia
in cui ho mangiato le tue impronte
per cavarmi dal corpo la fame le cose
brutte che mi rimangono sempre addosso
tu
rimani
trattieni
pare che piova da quindici giorni
le verdure non salveranno il pianeta
il tuo vicino ha l’erba più verde
stanno nominando il nome di dio
non ci si può parlare
tu non riesci a trattenere
le tue parole sotto alla tua linguetta
*
Vicino Casta Soldi Il culo Galline
Personalità Palestra La Cocaina Guardare Alberi Conflitto
Automobile L’ Elettricità 24 h Mtv Idioti
Giudice Dimagrire Il Telefono Mare Mafia
Farmacia Da Coltivare Spine Aeroporti Il Papa
Vanità per Aiuto Sognare La Spiaggia Rai uno
Sicurezza Democrazia Fotografia Sposa Oggigiorno
Fantasie sessuali Sterline Generazionale Il vino America
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*
Zebra il punto l’aderenza
a tutti gli intenti sarò promiscuo
e illibato e tutto quello che farò
lo riferirò solo a voce a fiato
respira respira respira
se 16000 primavere del meriggio d’oro
i tigli chimici assordanti nella piega
dell’ora violetta dove tutta la stanchezza
si fa piccola da passare nella cruna
dell’immagine che ti disseta
tutta quella gola
di cosa muori di desiderio adesso?
E fra quindici secondi?
Dai importanza all’appuntamento
Programma le 24 ore programma
La settimana, gestisci le entrate la mensilità
Con calendari laptop notebook – kafka
solubile nelle bustine di sale di lisina –
per renderti il morbido ingranaggio
applicabile al quotidiano – non guardare
i guasti i tetti gli affitti delle case popolari
non guardare oltre la tenda del confessionale
6 buoni esempi per far riuscire una parata
24 consigli per comportarti bene in un blog
per risparmiare energia anche se
non sai nemmeno come ti chiami
non sai come funziona una lampadina
non sai come funziona una calcolatrice
non sai come funziona un orologio
e hai solo voglie improvvise che vuoi
realizzare nel più breve tempo possibile
sta bruciando qualcosa in città
i nani tiravano fuori lo status symbol le macchine
e tutte le ragazze che hanno fra i 14 e i 20 e che hanno
voglia di apparire – questa generazione di lolite si
ricambia in continuazione e le vuoi anche tu – non
parleremo in questa circostanza del tempo che perdi
a parlare con lei quando vuoi solo fartelo succhiare
del tempo che perdi davanti a una vetrina fissando
i manichini quando vuoi solo fartelo succhiare
del tempo che passi parlando con sua madre
quando vuoi solo fartelo succhiare
del tempo che passi all’ikea dando pareri sugli scaffali
quando vuoi solo fartelo succhiare del gioco
di fare il marito quando vuoi vuoi solo fartelo succhiare
non guardare le amiche di tua figlia
non guardare le amiche di tua figlia
e non giocare al padre quando vuoi solo
fare i tuoi comodi per una ventina
di minuti e accumuli e pianifichi e soffri e digrigni
i denti alla sveglia e fai palestra e fai il manager o
l’operaio e ti togli le sopracciglia
e ti compri dei cappelli e passi le vigilie in famiglia
solo per avere il tuo spazio con lei a disposizione
che fa tutto quello che vuoi
tutto quello che le dici e non parla
succhia e non parla
non ha fretta
non ha nulla da fare
solo stare lì e fare quello che vuoi tu
non desideri questo?
non siamo ne buoni né cattivi
le ragazzine che succhiano sono dappertutto
ricambio generazionale
la primavera gonfia il cuore di polline
e il cuore si vuole far gonfiare
sei innocente paparino
né buono né cattivo
Nè carne né pesce
Sottratto alla legge
Come un prete
*
consegnammo l’italia in mano a quelli che arrivavano
e potevamo ricominciare a curare le nostre piccole
cose di tutti i giorni – le donne, comodamente riposte
in scaffali come profumi e questo cercava di spiegarmi
marta che la donna “si lascia indossare” e io non capivo
questi concetti sottili, roba da caramelle e apaches,
le ventole preziose si prendevano la cura di spingere
l’aria i più fortunati anche alle 11 del mattino erano
con le caviglie sotto alle zampe di un bar, rinfrescati
da basse correnti sotterranee – i martini sorridevano
nella sala la porta si apriva con un silenzio di chiesa
tutte le parole si vendevano nelle numerose bancarelle
che affollavano la strada fra le piante e l’acqua che
inondava i marciapiedi, i giornali non servivano più a niente
ma le rotatorie continuavano a macinare si era come
sonnambuli, o partecipi della vita di altri, montatori
di un film che non ci apparteneva ma ci accadeva
in continuazione e con un ottusa persistenza
fra ai nostri pomeriggi di golf
o le puttanelle
o il corso di cucito, mamma
o i coltelli
*
l’immigrato e il cinese in combutta coi tuoi
occhi, macchinine inutili in un gioco
che riguarda solo te, la tua trave di chiusura
il tuo clan
passare prima ai semafori
un amico in circoscrizione
vincere i concorsi
fare il soldato se vieni dal sud
le poesie non danno da mangiare
e invece i broker si
stanno liberando i cani i cancelli
sono tutti aperti
*
i drappelli e i comitati e le associazioni
erano formati da corpi che improvvisamente
si riunivano in uno spazio delimitato e questo
destava molta impressione, tutti sembravano
molto indaffarati e preoccupati e al tempo stesso
tutto durava un minuto appena, un uomo
con un coniglio sul collo mi passò vicino
per la strada, era l’agosto del 2003, e nessuno
ne conserva memoria - o un balletto
che fai quando rimani da solo, sentendo l’eco lontana
del carillon dei pazzi che se non ti vede nessuno
non sta suonando per te –
il giovane è una categoria che va rimossa dal dizionario
le immagini si susseguono in continuazione e danzano
sul perimetro della tua cornea, sguardo fugace,
un’icona di spam, per esempio:
HELIO Easterlund branche Maya Vaittinen products obsolete release torrent mer, 23 mag 2007 21k Isaac A. Foreman " The funeral proceeded Tuesday at Thomas Road Baptist Church without incident. mer, 23 mag 2007 3k morrie kaneshiro Alcohol WinZip mer, 23 mag 2007 25k Emilio Mitchell Photoshop, Windows, Office 4k ArnulfoCantu ino a 555€/$ sui suoi primi 4 depositi! Graham E. Dorsey Bennington County is located in the southwest corner of the state, and this driv... 3k Ricahrd grote existence features mar, 22 mag 2007 26k sakura5198@126.com BCO85$N%*%P%5%s$rJz$-?$$$G$9$+!)%l%Y (B B%k$ODc$$$G$9$,3N<B$KJz$1$^$9$h (B!! mar, 22 mag 2007 3k Alfred Bass NEWS: qprize mar, Ling Jenkins Tell me what u see mar, 22 mag 2007 17k Tiara Hudson Still upset lun, 21 mag 2007 19k Jeanny Sarmiento AMAZING FRANKFURT SYMBOL! Mail Delivery Subsystem Returned mail: see transcript for Jerald Thacker URGENT: A cross lun, 21 mag 2007 2k Dhanesh reace up lun, 21 mag 2007 16k Faith Clement IMPORTANT: by latin 2k Murphy Questo file contiene anche la versione Nuova Riveduta della Bibbia, l'unica disponibile Joshua Abbey PLEASE HELP ME AND MY SISTER. Pablo Slaughter callahan contradict alabama dom, dom, 03 giu 2007 2k Jadee Nicoson [nessuno] Dr. Paul White REF: UKNL/26510460037/07 ven,
orro, lo scribaccino mascherato Fwd: Comunicato stampa: «I Piaceri della Carne» idriss yaka Your kind attention needed. Emilia Gomez As manteo which ellendale dom, Michele Davila IMPORTANT: as statutory lun, 21 mag 2007 2k Il Cannocchiale Aggiornati i template della nuova piattaforma Investor Bridgette Daily News 77382427938049526449
tutto questo è impresso nell’occhio
tu sei così lontano
al sicuro
bene così
lontano
